el-Agheila* (al-Aqaylah)

al-Aqaylah/Al ‘Uqaylah/‏العقيلة‎ - Libia
Stato della ricerca
Tipo di campo
campo di concentramento da gennaio 1930 alla fine di ottobre 1932
Fonte: OTT1
Funzione
internamento
punizione
lavoro coatto
Fonte: OTT1
Tipologia di internati
Civili libici
Politici libici
Fonte: OTT1
Corpo di guardia
Carabinieri, Esercito, Ascari eritrei, Zaptié (membri dell'Arma dei Carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene)
Fonte: OTT1
Numero complessivo di internati
34.500
Fonte: OTT1
Numero decessi nel campo
15.600 (di cui 15.000 uomini e 600 donne) (mortalità del 45,2 %)
Fonte: DBO01
Causa dei decessi
condizioni igienico-sanitarie, povera alimentazione, torture, esecuzioni
Fonte: OTT1
Cessazione del campo
alla fine di ottobre 1932
Fonte: OTT1
Destinazione internati

Marsa el-Brega, el Nufilia, Libertà


Descrizione

Il campo ha un perimetro di oltre sette chilometri ed è circondato da una doppia barriera di filo spinato. Ai quattro angoli sono state erette altrettante garitte di legno alte otto metri dotate di posti di guardia e fari per l'illuminazione notturna.

 

Come negli altri campi di concentramento in Libia, anche quello di el-Agheila è diviso al suo interno da due strade larghe 30 metri ciascuna che delimitano così quattro identici quadrilateri, ricalcando la forma di un castrum romano.

 

Gli internati sono alloggiati in grandi tende militari modello "Leonardo Da Vinci" al cui interno è disponibile uno spazio di 30 metri quadrati. Le tende sono usate e in pessime condizioni.

 

I servi igienici a disposizione degli internati sono cinque, riforniti da sedici serbatoi d'acqua alimentati da otto pozzi con elevatori meccanici. In ogni locale per i servizi igienici ci sono otto latrine e quattro docce.

 

Ci sono inoltre una tenda per la cucina, due per oil pronto soccorso medico, un «ricovero dei menomati» con 300 posti, due tende per i servizi religiosi musulmani e una per il tribunale.

 

In ognuno dei quattro quadrilateri in cui è diviso il campo, ci sono inoltre 4 fosse per le punizioni.  Si tratta di buche scavate nella sabbia e coperte da una grata di ferro. Le buche sono così piccole che gli internati, puniti per aver trasgredito a qualche regola del campo, sono costretti a stare in piedi, senza potersi muovere, sotto il sole.

 

Infine, nel campo di el-Agheila c'è un piazzale per le punizioni, un muro davanti al quale avvengono le esecuzioni e otto tende poste al centro del campo che servono come luoghi per gli interrogatori e le torture.


Storia

Di tutti i campi di concentramento fascisti in Libia, quello di el-Agheila è sia il più grande per quanto riguarda il numero di internati, sia quello con la più alta percentuale di mortalità.

 

Entra in funzione nel gennaio 1930 per internare i ribelli libici, in particolare i notabili senussiti di medio e basso rango con le loro famiglie; individui che dimostrano una strenua opposizione agli italiani e che sono già internati in altri campi; internati che hanno tentato la fuga da altri campi; nomadi deportati dall'est della Cirenaica.

 

Nel dicembre del 1930 giungono al campo anche 2.000 appartenenti alle tribù ribelli della Marmarica portando con sé 8.000 capi di bestiame. La deportazione che li ha portati al campo di el-Agheila è iniziata tre mesi prima, a 1.100 chilometri di distanza, quando a partire erano in 5.000. Il che significa che durante il viaggio 3.000 persone sono morte.

 

Nel piazzale al centro del campo c'è un palco per le esecuzioni, che avvengo spesso in maniera sommaria. Attorno a questo palco ci sono le otto tende che servono per interrogare e torturare gli internati. Agli angoli estremi di ogni quadrilatero ci sono le fosse per le punizioni.  Sul lato lungo inferiore un muro di pietra viene usato come luogo per le fucilazioni. Accanto ad esso c'è un tucul usato dai guardiani come bordello o per stuprare le donne prigioniere.

 

Le punizioni per le trasgressioni ai regolamenti del campo vanno da pene "leggere" come la proibizione di avere contatti con altre persone o vedersi razionare il cibo e l'acqua, per arrivare a forme molto più pesanti: stare al sole immobile con le braccia tese o alzate e gravate da grosse pietre o legati a pali, fustigazioni, imprigionamento nelle fosse scavate nella sabbia per tre o quattro giorni, essere appesi al polso o a piedi a travi orizzontali, essere interrati nella sabbia con la sola testa di fuori, taglio di mano, piedi e lingua, stupri e prostituzione forzata, eliminazione fisica.

Le punizioni avvengono nella piazza centrale del campo davanti a tutti gli internati dopo il rientro dal lavoro.

 

Anche le torture praticate sono particolarmente efferate: bruciature delle piante dei piedi per mezzo di ferri roventi, introduzione di corpi estranei e/o insetti nelle cavità del corpo, estirpazione di unghie, sospensione a travi per i capelli con pesi alle caviglie, costrizione a bere acqua salata in grande quantità, legatura a piante spinose e stupri di massa.

 

I deportati del campo vengo condotti ai lavori forzati - miniere, costruzioni stradali e ferroviarie - dalle 5 e 30 del mattino fino alle 17 (con un'ora di pausa per il pranzo). Al rientro nel campo erano gli internati vengono controllati per mezzo di un appello che si svolge nella piazza centrale.

 

Il servizio sanitario viene svolto da un ufficiale medico italiano solo per una mattinata nel corso di una intera settimane. Il medico è assistito da quattro «infermieri» indigeni senza formazione professionale.

 

L’alimentazione giornaliera è costituita da 650 grammi di pane, un piatto di riso o pasta con salsa di pomodoro, due tazze di tè od orzo con zucchero, un limone, una cipolla e due litri di acqua potabile. Due volte la settimana è prevista la distribuzione di 200 grammi di carne a persona. I pasti vengono forniti alle 5 di mattina, alle 12 e alle 20.

 

Il parco bestiame portato con sé dagli internati, composto da 22.000 tra cammelli, bovini e caprini, viene sequestrato dall'amministrazione del campo. Gli animali vengono portati al pascolo - sotto la sorveglianza degli  Zaptié (membri dell'Arma dei Carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene) - da libici non internati della vicina zona di Uadi Faregh.

 

Il personale del campo comprende un comandante (Delegato circondariale), ufficiali e militari di truppa dell’esercito. L'ordine all’interno del campo è affidato ad Ascari eritrei e Zaptié, mentre all'esterno il controllo è affidato a carabinieri e da unità cinofile. In tutto, il personale ammonta a circa 200 persone.

Il coprifuoco inizia alle ore 22 e termina alle 5 di mattina.

 

Il campo di concentramento di el-Agheila viene chiuso nell'ottobre del 1932 e trasformato in magazzini.

Successivamente, con l'evoluzione del teatro bellico in nord Africa, il luogo viene occupato prima dalle truppe tedesche e poi da quelle britanniche.

 

(cfr. Gustavo Ottolenghi, 1997)

 


note

* Durante l'occupazione coloniale, le autorità italiane hanno sostituito molti toponimi delle città con nomi italiani o italianizzati.


 
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