Sidi Ahmed el-Magrun

Al Magrun - Libia
Stato della ricerca
Tipo di campo
campo di concentramento da settembre 1930 a ottobre 1933
Fonte: OTT1
Funzione
internamento
Fonte: OTT1
Tipologia di internati
Civili libici
Fonte: OTT1
Corpo di guardia
Carabinieri, Esercito, Ascari eritrei, Zaptié (membri dell'Arma dei Carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene)
Fonte: OTT1
Numero complessivo di internati
13.050
Fonte: OTT1
Numero decessi nel campo
4.500 (mortalità 34,4 %)
Fonte: OTT1
Causa dei decessi
condizioni igienico-sanitarie, povera alimentazione, torture, esecuzioni
Fonte: OTT1
Descrizione

Il campo di concentramento di Sidi Ahmed el-Magrum si trova a dieci chilometri dalla costa ed è circondato da una barriera di filo spinato alta 2 metri. Ai quattro angoli del recinto sono istallate garitte di legno per le guardie.

 

Nel perimetro complessivo di oltre due chilometri ci sono quattro quadrilateri segnati da due strade perpendicolari larghe ciscuna 30 metri (Castrum romanum).

 

Nelle quattro zone in cui è diviso il campo trovano posto come alloggio degli internati 2.000 vecchi tende militari del tipo "Leonardo da Vinci" (30 metri quadri di superficie interna per tenda).

 

Il campo è dotato di quattro pozzi da cui l'acqua viene sollevata mediante un sistema a puleggia. Attraverso delle condutture l'acqua alimenta quattro serbatoi per altrettanti locali destinati ai servizi igienici per gli internati.

 

Completano il campo sei posti di pronto soccorso,  un «ricovero per menomati» da 450 posti, un locale per il culto islamico, uno per il tribunale, uno per la scuola e due fosse scavate nella sabbia e coperta da grate di ferro che vengono usate per punire gli internati.

 

Al di fuori del recinto del campo si sono a disposizione degli internati alcuni terreni irrigati per coltivare cereali e frutta come forma di sussitenza e anche di vendita.

 

Annesso alla struttura di Sidi Ahmed el-Magrum viene istituito anche un campo di rieducazione per giovani libici.

 

(cfr. Gustavo Ottolenghi, 1997)


Storia

Sidi Ahmed el-Magrum è uno dei 19 campi di concentramento installati - a partire dal 1930 - dalle autorità italiane su disposizione del generale Rodolfo Graziani, chiamato a condurre le operazioni di repressione in Cirenaica.

 

L'obiettivo di questo sistema di campi di concentramento è quello di deportare tutta la popolazione nomade e seminomade dal fertile altopiano del Gebel verso la costa, nella regione della Sirtica.

 

Nell'arco di tempo in cui il campo rimane in funzione - tre anni e un mese - a morire sono 4.500 internati, cioè il 34,4% dei 13.050 deportati.

 

A lavorare per cinque ore al giorno (dalle 7 alle 12) sono chiamati circa 3.000 internati. Retribuiti tra le 7 e le 10 lire al giorno devono svolgere lavori stradali ed edilizi nella città di Soluch o nelle immediate vicinanze del campo.

Di pomeriggio possono coltivare i terreni loro messi a disposizione. I prodotti (cereali e ortaggi) vengono venduti dalla direzione del campo ai mercati di Soluch e Benghazi. Agli internati viene corrisposta una percentuale sulla vendita.

 

Nel «ricovero per menomati» un ufficiale medico italiano, in servizio che anche del campo di Soluch, viene assistito da sei «infermieri» libici senza formazione professionale.

 

L’alimentazione giornaliera è costituita da 650 grammi di pane, un piatto di riso o pasta con salsa di pomodoro, due tazze di tè od orzo con zucchero, un limone, una cipolla e due litri di acqua potabile. Due volte la settimana è prevista la distribuzione di 200 grammi di carne a persona. I pasti vengono forniti alle 6 di mattina, alle 12 e alle 20.

Le famiglie che coltivano i prodotti nei terreni adiacenti al campo non hanno diritto a nessuna distribuzione di cibo.

 

Il parco bestiame del campo, che comprende 19.000 tra cammelli, bovini e caprini - viene portato al pascolo da donne e bambini internati - sotto la sorveglianza degli  Zaptié (membri dell'Arma dei Carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene)i.

 

La metà di questi animali risulta morta alla chiusura del campo, a causa di epidemie epizootiche e della scabbia.

 

Il personale del campo comprende un comandante (Delegato circondariale), ufficiali e militari di truppa dell’esercito. L'ordine all’interno del campo è affidato ad Ascari eritrei e Zaptié, mentre all'esterno il controllo è affidato a carabinieri.

Il coprifuoco inizia alle ore 22 e termina alle 6 di mattina.

 

II corpo di guardia del campo si installa nel vicino sottocampo Suani el-Achuani ed è composta da 40 carabinieri italiani al comando di un ufficiale e due sottufficiali, da un distaccamento di Ascari eritrei, da un drappello di Zaptiè e altri 80 militari di truppa comandati da 15 ufficiali indigeni e 2 italiani.

Questo corpo di guardia, oltre al complesso dei campi di Sidi Ahmed el-Magrun,  è addetto anche a quello di Soluch.

 

Gli internati possono ricevere visite d’amici o famigliari durante le ore di liberta, ma sempre sotto la sorveglianza degli Zaptiè. Possono recarsi fuori del campo con l’obbligo di rientrare entro le ore 17.

 

Le trasgressioni al regolamento del campo possono consistere nel divieto di avere contatti con altre persone, di uscire dal campo, di vedersi razionato il quantitativo di acqua e cibo. Ma ci sono anche torture di vario grado: stare al sole immobile con le braccia tese o alzate gravate da grosse pietre o legati a pali, essere fustigati o imprigionati nelle fosse-prigioni anche per tre a quattro giorni, restare appesi al polso o ai piedi a travi orizzontali, essere interrati nella sabbia con la sola testa fuori, subire il taglio di mani, piedi e lingua, ma anche di essere stuprati e forzati alla prostituzione. Fino alla eliminazione fisica.

Le punizioni avvengono nella piazza centrale del campo davanti a tutti gli internati dopo il rientro dal lavoro.

 

Nel gennaio del 1932, arrivano a Sidi Ahmed el-Magrum 2.300 persone che però non possono essere internate perché il campo è già sovraffollato.  Vengono perciò portate nel sottocampo di Suani el-Achuan, dieci chilometri verso ovest dal campo centrale, un luogo affacciato sul mare.

 

Con la liberazione degli internati sopravissuti, nell'ottobre del 1933, il complesso dei campi di Sidi Ahmed el-Magrum è l’ultimo tra i campi di concentramento della Cirenaica ad essere chiuso.

All'inizio viene riadattato come deposito di carburanti. Successivamente, seguendo i cambiamenti del teatro di guerra, viene prima occupato dai militari tedeschi e successivamente da quelli britannici.

 

(cfr. Gustavo Ottolenghi, 1997)


 
Risorse
Documenti

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Immagini

La salina e la strada che si trova tra il campo di Sidi Ahmed el-Magrun e quello di Carcura
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