Addis Abeba - St. George's Prison - Carcere

Addis Abeba - Etiopia
Tipo di campo
Carcere in funzione nel 1937 e 1938
Fonte: TMT1 TJG1 TVI1

 

Storia

Uno dei principali luoghi di internamento durante l’occupazione italiana in Etiopia. Vi passanoi migliaia di persone, molte delle quali torturate in questo luogo.

 

All'ingresso di questa prigione un colonnello mi salutò dicendo che lì nessuno entrava prima di essere frustato. E ordinò che gli portassero una frusta” (cfr. Michel Tessema TMT1).

 

Michel Tessema risponde al colonnello dicendo che i prigionieri politici vengono uccisi, non frustrati. Quando il comandante ordina di portarlo in cella, Tessema cerca di aggredirlo.

 

Michel Tessema rimane per quattro mesi e mezzo in una cella del St. George's Prison, assieme ad altri 250 detenuti.

 

Visto che la cella non era sufficientemente grande, noi internati sedevamo uno sopra l’altro. I prigionieri prima di entrare venivano tutti frustati e i nuovi arrivati venivano gettati sopra di noi.

Ci era permesso uscire per 20 minuti al giorno. Quando la mattina uscivamo per prendere un po’ di aria vedevamo i cadaveri delle persone non sopravvissute alle torture della notte.

Cimici e pulci erano dappertutto. Un vecchio bidone di benzina serviva come latrina, e quando era pieno traboccava su di noi.

Come cibo ricevevamo una fetta di pane ogni 24 ore.

Uno dei nostri compagni, Ato Worku, tentò di scappare, ma fu preso. Allora venne frustato e preso a morsi dalle guardie italiane. Poi gli legarono le gambe e lo alzarono per i piedi e gli immersero la testa in un bidone pieno di escrementi” (cfr. TMT1)

 

[As the room was very small, people had to sit on one another. A prisoner, before entering the jail, was flogged. When a new prisoner was admitted he was thrown on us. The prisoners were allowed to go out only for twenty minutes every morning. When we went out to take air for twenty minutes every morning we used to find dead bodies of prisoners who had been tortured during the night.
Noxious insects like bugs, lice and fleas were innumerable.
As our latrine was a petrol tin, it used to overflow and drench us, or when we tried to take it outside it poured out over its.
Our main food was one loaf of bread for 24 hours.
One of our fellow-prisoners called Ato Worku was caught while trying to escape from the prison. He was flogged with a whip, and the Italians bit him with their teeth; then they tied his lags together and turned him upside down, putting his head inside a tin which was filled with human excrement. (cfr. TMT1)]

 

Jacob Gabrie Leul ha trascorso un intero anno al Saint George Prison e racconta di torture e di trattamenti crudeli nei confronti dei detenuti, provenienti da tutta l'Etiopia.

 

In una cella per cinquanta persone ne mettevano 300. […] Quasi tutti si ammalavano di tifo, ma nessuno veniva portato in ospedale. Ogni mattina trovavamo 5 o 6 persone morte, ogni tanto anche 15.

Un dottore italiano chiamato Iannuzzi veniva quasi ogni giorno per farci iniezioni e darci delle medicine. Anche io ho preso il tifo.

Ricordo che per un periodo c’erano 1.400 persone nel carcere. Per tre volte sono stato chiamato all’Ufficio Politico, dove mi interrogavano, come se fosse un tribunale. Ma non era un tribunale vero e proprio, perché i prigionieri non venivano poi informati direttamente delle decisione prese. La persona che ci interrogava si chiamava Marciano.

Alcuni venivano mandati a Danane, mentre a noi ci dicevano che saremmo stati condannati da un tribunale e che la sentenza sarebbe stata sicuramente la pena di morte” (cfr. TJG1).

 

[A house fit for housing fifty persons was filled up with three hundred. […] Almost everybody caught typhus in that prison. The infected persons were not taken to hospital, and every morning we used to find five or six persons who had died during the night, and sometimes even fifteen or so.

An Italian doctor, named Janusi, came, however, almost every day to give injections and medicine. I also caught typhus and was very sick.

I can remember that at one time there were about 1,400 prisoners there. I was summoned to the Political Office about three times. They put questions to me and acted somewhat like a court; but it was not a proper court. The prisoners did not get any information about the decisions directly; the result became known in other ways. The name of the investigator was Marciano.

They sent other persons to Danane; but they kept us, informing us that we should be tried by a proper tribunal and receive our punishment, and they told us that they were sure that the tribunal would sentence us to execution] (TJG1).

 

Il medico Vittorio Iannuzzi presta servizio presso la St. George's Prison. Nella sua testimonianza conferma le condizioni di affollamento del carcere e i maltrattamenti perpetrati. Sostiene però che le condizioni sarebbero migliorate nel tempo.

 

Iniziai il mio lavoro quando la riorganizzazione del carcere era completata. Allora i prigionieri ricevevano carne e due fette di pane tre volte la settimana. Musulmani, cristiani, criminali, politici erano separati e le donne erano tenute in un settore speciale.

I detenuti avevano diritto a una sola ora d'aria al giorno. Quando però vidi che erano troppi, feci in modo le ore d'aria diventassero due.

A causa della mancanza d'igiene nella prigione erano molti i casi di tifo e di febbre. All’inizio c'erano tre o quattro morti la settimana, ma nei periodi di sovraffollamento i decessi salivano a quattro o cinque al giorno.

In una stanza separata, visitavamo i nuovi prigionieri prima di metterli in cella con gli altri e così riuscivamo a far diminuire il numero dei morti.

Notavo che i prigionieri venivano tenuti troppo tempo in prigione prima di essere ascoltati da un giudice, ma questo non era di mia competenza.

Curavo alcuni prigionieri dalle ferite provocate dalle frustate, fuori dalla prigione però. Ma se succedeva questo dovevo fare un rapporto.

C’era mancanza di acqua, anche se facevamo il possibile per assicurarne il rifornimento. All’inizio non c’era una canalizzazione per le acque di scarico, allora dei bidoni di latta venivano usati come WC.

Solo nel 1939 la prigione aveva un gabinetto” (cfr. TVI1)

 

[“I started to work there when the organization had begun. At that time the prisoners were given meat three times weekly. They got two pieces of bread of the same quality which was given to the ascaris. Criminals, political prisoners, Moslems and Christians were separated from each other, and the women were kept in a special department.

In the beginning they were allowed to have one hour's walk every day; but, as I saw in some departments there were too maw prisoners. I arranged that they could get two hours' walk daily.

There were cases of dermotyphus and recurrent fever. This sickness came from the lack of hygicnc in the prison. In the first period we had three or four deaths in one week. When the prison was too crowded we had four to five deaths daily.

We used to examine the new prisoners in a separate room before they were allowed to join the others. In this wav the number of deaths decrcased to a minimum.

I observed that some prisoners were kept too long a time in the prison before they were taken to the court, but that was a matter which did not concern me.

I cured sowe prisoners who had been whipped (not in the prison, but outside). When I noticed such things it was my duty to make a report, and this I did.

There was a lack of water, but we were doing all we possibly could to supply the prison with drinking water from outside. In the beginning there was no canalization [sewerage system] and for this reason tins were used for W.C. purposes.

Only in 1939 the prison was provided with water closets”] (TVI1).

 

 

Secondo le testimonianze raccolte da Ian Campbell, quello che succede nella dura prigione è a conoscenza delle persone che vivono nei dintorni del carcere.

 

Secondo le persone da lui intervistate, la St. George’s Prison è il campo italiano cui è assegnato il ruolo principale nelle operazioni di repressione (tortura ed esecuzioni) messe in atto in risposta al fallito attentato a Rodolfo Graziani del 19 febbraio 1937 (Yekatit 12).

 

Nel terreno circostante l'ex prigione vengono rinvenute ancora oggi resti dei detenuti qui seppelliti (cfr. TIC1).

 

Secondo le testimonianze raccolte sempre da Ian Campbell, almeno un prigioniero è stato ucciso nella St. George Prison con una iniezione letale (Cfr. Campbell, 2010, p.281).


 
Risorse