Gravosa - Località di internamento

Gruž, località della città di Dubrovnik - Croazia
Tipo di campo
Località d'internamento da novembre 1942
Fonte: DVA15

 

Storia

La località di Gruž (in italiano Gravosa), nelle immediate vicinanze di Dubrovnik (Ragusa), è uno dei luoghi scelti dal VI Corpo d'Armata per internare gli ebrei profughi della II zona1, e fa seguito a un ordine del 29 ottobre1942 impartito dai comandi della II Armata2 (vedi P060).

 

Gli internamenti effettuati dal VI Corpo d'Armata iniziano verso metà novembre, dopo aver comunicato alle divisioni e presidi militari la scelta dei luoghi (oltre a Gruž, Melini, Kupari e Isola di Mezzo, ma anche Lesina, Cittavecchia e Jelsa che passano quasi subito sotto il controllo del XVIII Corpo d'Armata (vedi DVA15).

 

Le scelte sui luoghi di internamento fatte dal comandante, il generale Ugo Santovito, non sembrano però piacere molto ai vertici della II Armata. In un appunto scritto a mano del documento appena citato (DVA15) c'è infatti scritto: "ma questi non sono campi di concentramento ma bensì luoghi di normale soggiorno. Intervenire d'urgenza".

 

Il primo dicembre 1942, a internamenti già effettuati, il generale Santovito risponde alle critiche dicendo che "non è stato possibile istituire appositi campi di concentramento non esistendo in tutto il territorio di giurisdizione del Corpo d'Armata locali che si possano adattare allo scopo" (vedi DVA20).

 

A Gravosa gli ebrei profughi vengono quindi internati in un albergo che però, assicura sempre Santovito, è facilmente controllabile, e da cui gli ebrei non hanno la possibilità di allontanarsi. "Sono stati dati ordini precisi perché non escano dai campi e non abbiano contatti con estranei" (vedi sempre DVA20).

 

Interessante è la "tipologia" di ebrei internati nell'albergo a Gruž. Sempre nello stesso documento così spiega Santovito: "[a Gravosa sono stati internati] gli ebrei pertinenti italiani ed ebrei nati a Ragusa. Informatori dell'ufficio "I" del C.d'A. nominativi aventi aziende commerciali a Ragusa" (vedi ancora DVA20).

 

Per "pertinenti" si deve intendere gli ebrei profughi che in base all'emanazione di alcuni criteri, possono chiedere la cittadinanza italiana. Invece, l''ufficio "I" cui si fa riferimento, è l'ufficio "informazioni" del corpo d'armata.

 

I primi 60 internati vengono registrati a Gravosa in un documento del 26 novembre (vedi DVA17).

 

Nei mesi successivi le cifre cambiano leggermente. Nell'albergo, che ha una capacità di 76 posti, il primo aprile sono internate 80 persone. Di queste, 14 sono classificate come "di razza abraica ma di religione cattolica", e altre 8 di regione ortodossa (vedi DVA37).

 

Questa distinzione tra "razza" e religione, è anche alla base di qualche polemica che intercorre tra il VI Corpo d'Armata e i superiori della II Armata sul numero effettivo di internati da trasferire al campo di concentramento di Rab (vedi ad esempio DVA23 e DVA27).

 

Infatti, a distanza di sei mesi dall'istituzione del luogo di internamento presso l'albergo di Gruž, i vertici politici e militari italiani - come ulteriore mossa nella trattaviva con i tedeschi per la consegna (mai avvenuta) degli ebrei rifugiati nella II zona - hanno deciso di concentrare tutti gli internati nel campo di concentramento dell'isola di Rab (vedi DRA44).

 

Gli ebrei internati a Gravosa sembrano essere i primi ad essere trasferiti sull'isola annessa all'Italia. A differenza delle altre località di internamento sottoposte al comando del VI Corpo d'Armata, a Gruž non risulta più nessun internato già dalla fine di giugno del 1943 (vedi DVA39).

 

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1. La cosiddetta II zona è una fascia di territorio del neonato Stato Indipendente di Croazia (NDH) - profonda tra i 50 e 100 chilometri, che corre all'interno della costa dalmata - occupata militarmente dall'Italia nel settembre del 1941 in seguito agli accordi tra Mussolini e Pavelic del 26 agosto dello stesso anno. Ne fanno parte città come Mostar e Ragusa, ma che le isole di Pago, Brazza e Lesina.

 

2. Nonostante i ripetuti ordini di respingere alla frontiera chiunque - ebrei compresi - cerchi di entrare senza visto, nella II zona ha trovato rifugio qualche migliaio di ebrei (croati, serbi e di altre nazionalità) in fuga dalle persecuzioni naziste e degli ustascia croati. Nell'agosto del 1942 i tedeschi chiedono la consegna degli ebrei che vivono nelle zone occupate militarmente dall'Italia. All'iniziale nulla osta che Mussolini scrive di proprio pugno sulla richiesta, cercano di opporsi alcuni funzionari del Ministero degli Esteri, in particolare Luca Pietromarchi. Alla fine di complesse strategie politiche,  diplomatiche e militari portate avanti fino all'8 settembre del 1943, gli italiani non consegnano gli ebrei ai tedeschi. Per diverse interpretazioni di questo avvenimento confronta; Poliakov e Sabille, 1956; Shelah, 1991; Voigt, 1993; Rodogno, 2003; e anche Daniel Carpi,  The Rescue of Jews in the italian Zone of Occupied Croatia (disponibile on line).


note

La nostra ricerca è ancora in corso (novembre 2012)


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