Asinara - Località di confino

Asinara (Sassari) - Italia
Tipo di campo
Località di confino 1930 - settembre 1943
Fonte: TYB1 SBA1

 

Storia

L'Asinara è uno dei luoghi dove vengono confinati gli antifascisti italiani considerati più pericolosi. Di conseguenza la disciplina è molto severa.

 

A partire dal 1930 vengono inviati al confino all'Asinara notabili senussiti di rango elevato provenienti dalla Libia, colpevoli di opporsi all’occupazione italiana (cfr. OTT1, p.194).

 

A iniziare dal marzo 1937 vengono internati sull’isola diverse centinaia di etiopi, membri dell’elite del paese deportati dopo l’attentato contro il Viceré Rodolfo Graziani a Addis Abeba.

 

Gli etiopi arrivano all'Asinara passando per Deposito centrale per le truppe coloniali di Napoli.

 

Per i deportati etiopi, l'Asinara rappresenta soprattutto un campo di raccolta e smistamento.

 

Qui vengono suddivisi in tre gruppi: “irrecuperabili”, “recuperabili” e “non pericolosi”. Le persone considerate “irrecuperabili” vengono trasferite a Longobucco dove saranno tenuti sotto stretta vigilanza e isolati dal resto della popolazione.

 

Le altre persone vengono sparpagliate in diverse località e colonie di confino, fra cui Frascati, Mercogliano, Missione della Consolata, Napoli, Palermo, Tivoli, Torre Del Greco, Villa Camilluccia, Nocra, Obbia, Rocca Littorio, Danane, Etiopia (cfr.SBA1 DOM1, p. 181).

 

A.W., nato in Eritrea nel 1914 è stato intervistato ad Addis Abeba da Irma Taddia nel settembre 1990.

A partire dal 1936 A.W. lavora nell’amministrazione coloniale a Roma. È presente all’arrivo dei circa 400 deportati all'Asinara: «Arrivate all’Asinara, furono sistemate in un unico camerone, soldati messi in prigione assieme ai generali, l’afe negus col suo servo e così via. C’erano anche una cinquantina  di giovani, che si diceva fossero libici, altri giovani andarono a Frascati, altri a Palermo. Da Roma, per andare all’Asinara io ho assistito a cose molto commoventi. Alla stazione Termini ho assistito a donne che si sono presentate chiedendoci da dove venissero questi prigionieri, e io dicevo dall’Abissinia, e volevano sapere dove andavamo. Allora le donne gridarono, piansero e quasi prendevano a schiaffi i poliziotti. E alla fine gridarono forte: “Chi pagherà per questo?”» (Cfr. TAD1, p. 62).

 

Secondo la testimonianza di Yeweinshet Beshah-Woured, i prigionieri italiani nella colonia di confino dell'Asinara sono costretti ai lavori forzati nella costruzione di strade e edifici. Gli etiopi alloggiano in diverse case che formano una sorte di villaggio tradizionale. Si cucinavano da soli acquistando il cibo in negozio di alimentari.

All'Asinara non vivono persone. Ci sono solo i prigionieri e guardie (TYB1).


note

La nostra ricerca sulle località di confino è ancora in corso.


 
Risorse

© TpS Topografia per la Storia: i materiali tutelati dalla legge sul diritto d'autore o concessi a TpS Topografia per la Storia dagli aventi diritto non possono essere riprodotti senza la nostra autorizzazione
Sostieni il progetto campifascisti.it