Tremiti - Località di confino

Isole Tremiti (Foggia) - Italia
Tipo di campo
Località di confino
Fonte: CAP01 GOR1

 

Storia

L’isola di San Domino accoglie circa duecento confinati omosessuali e criminali, costretti al lavoro coatti nell’agricoltura. Nella seconda metà degli anni trenta viene costruito un villaggio rurale, che accoglie l’intera popolazione dell’arcipelago delle Tremiti, trasferendovi gran parte della popolazione dall’isola maggiore di San Nicola, dove  vengono trasferiti invece i prigionieri di San Dòmino.

 

A San Nicola i confinati, inizialmente solo politici, alloggiano nelle caserme ex borbone e in padiglioni appositamente costruiti.

 

Dal 1937/1938 il confino prende una funzione essenzialmente punitiva per confinati ritenuti indisciplinati e incorreggibili.

 

Proteste dei prigionieri contro l’uso del saluto romano si allargano anche ad altre isole di confino e risultavano nel 1939 nel divieto di Mussolini ai prigionieri di usare il saluto romano (Cfr. CAP01, p. 24s.).

 

M.I., nato in Eritrea nel 1911, è stato intervistato ad Asmara da Irma Taddia nell’ottobre 1991. Ha testimoniato che era andato come studente in Italia nel 1928  e che dal 1935 al 1943 è stato internato in quattro località di confino e un campo di concentramento: «Mi ricordo  che mentre ci trasportavano da un posto all’altro, arrivammo prima dell’orario stabilito e ci fermammo in un piazzale per aspettare il treno. Infatti come confinato politico io potevo andare in tutti i treni, ma con le manette, e in terza classe. Sono stato confinato politico perché, quando l’Italia ha invaso l’Etiopia, ho voluto manifestare apertamente la mia solidarietà con i compatrioti. I fascisti hanno visto i miei sentimenti, io allora ero in Italia e avevo un accanito sentimento antifascista, e mi hanno riconosciuto subito, mandandomi senza contare due volte al confino. Sono rimasto confinato in un primo momento ad Ostia, poi alle Tremiti, poi ad Ustica, e ancora a Ventotene. Ho scontato complessivamente otto anni di confino politico. Quando infine Mussolini cadde, sono stato rinchiuso in un campo di concentramento molto grande con tanti altri, vicino Arezzo, per pochi giorni. Chi mi ha salvato è stato l’onorevole Pertini; eravamo assieme a Ventotene, eravamo amici, il quale poi ha aspettato tre ore per controllare che io partissi veramente da Arezzo verso Roma» (Cfr. TAD1, p. 66 s.).


 
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