Picinisco - Località di internamento

Picinisco (Frosinone) - Italia
Tipo di campo
Località d'internamento

 

Storia

[scheda a cura di Andrea Giuseppini]

 

Il 31 dicembre 1940, la questura di Frosinone dispone l'internamento di 49 persone di nazionalità greca ed albanese presso alcuni comuni della provincia: Alvito, Cervaro, Picinisco, Sant'Elia Fiumerapido, Vallecorsa, Vallerotonda e Vicalvi.

 

Sono dieci gli internati destinati al comune di Picinisco: due di nazionalità greca, tutti gli altri, tra cui un prete, indicati come albanesi. Il più anziano ha 73 anni, il più giovane 15. Sono tutti maschi (AFR0001).

 

Gli internati vengono sistemati inizialmente in uno stabile del comune, e successivamente in una casa di tre vani presa in affitto da un privato per la somma mensile di 100 lire (AFR0073). Il vitto viene fornito dalla locale trattoria (AFR0066).

 

Il 26 marzo 1941, i due greci internati a Picinisco vengono rimpatriati su ordine della questura di Frosinone (AFR0059).

 

Il successivo mese di maggio, risultano quindi ancora presenti a Picinisco gli otto internati albanesi (vedi AFR0052).

 

Il 20 giugno 1941, il podestà di Picinisco informa la prefettura di Frosinoneche agli internati albanesi non si è ritenuto di corrispondere il sussidio giornaliero di lire 10 in quanto si sono prestati volontariamente in lavori presso privati percependo relativa retribuzione […]. Attualmente di tutti gli internati non è rimasto che uno, essendo stati gli altri rimpatriati in Albania” (AFR0054).

 

A partire dal mese di luglio 1941 iniziano ad arrivare a Picinisco gli internati stranieri ebrei.

 

Il 9 luglio, proveniente dal campo di concentramento di Ferramonti, viene internato a Picinisco l'ebreo polacco Leone Nass che sarà raggiunto successivamente dalla moglie e dal figlio (AFR0181).

 

Durante il mese di settembre giungono, sempre per trasferimento dal campo di Ferramonti, i coniugi Walter Berent e Lilly Knopf (AFR0184), e la famiglia Salzstein composta da Abraham, dalla moglie Ester Ovadia e dalla figlia Elisabetta (AFR0185).

 

All'internamento di questo primo gruppo, come documentato da Anna Pizzuti, seguirà nel corso del 1942 l'internamento di altre sette persone, il che porta a 15 il numero complessivo di ebrei stranieri presenti a Picinisco nel corso della seconda guerra mondiale. Sempre secondo le ricerche di Anna Pizzuti, nessuno di loro sarà deportato in Germania dopo l'8 settembre 1943.

 

Il 2 ottobre del 1943 muore durante l'internamento a Picinisco Alberto Knopf, ebreo di nazionalità tedesca nato a Bromberg il 16 luglio 1869 (vedi www.annapizzuti.it).

 

A Picinisco nel mese di settembre 1942 vengono internate anche due donne provenienti la prima dalla provincia di Fiume (Rijeka), la seconda da quella di Gorizia.

 

Dragica Hudorovic, nata a Plesce il 15 marzo 1920, zingara, viene arrestata il 18 giugno 1942 durante un'operazione di rastrellamento “perché trovata in atteggiamento sospetto […]. Dopo la nostra occupazione ha sempre mantenuto contegno a noi ostile e si vuole che girovagando da un punto all'altro della zona, essa abbiamo avuto contatti con elementi ribelli ai quali avrebbe fornito utili notizie sulla dislocazione delle nostre truppe […]. In atto trovai rinchiusa nelle carceri di Fiume a disposizione di codesta questura” (AC01988).

 

Qualche mese più tardi, la prefettura di Frosinone fa sapere che il giorno 8 settembre 1942 “proveniente da Fiume è qui giunta la donna [Hudorovic Dragica], la quale è stata internata a Picinisco” (AC01989).

 

Esattamente il giorno dopo, il 9 settembre 1942, viene internata a Picinisco anche Maria Princic, nata a Longatico (Logatec) il 14 settembre 1901, nubile, casalinga, italiana, residente a Bigliana (Biljana) (AC02026).

 

Così scrive di lei la questura di Gorizia: “Di accesi sentimenti antitaliani ed antifascisti si è sempre fatta notare in circostanze nelle quali potesse emergere la sua idea. Propagandista di opuscoli e giornali sloveni, insieme alla Sfiligoi Romana si fa spesso notare per la sua attività slavofila” (AC02024).

 

Sappiamo che Maria Princic è ancora internata a Picinisco nel luglio del 1943 quando la prefettura di Gorizia esprime parer contrario all'accoglimento di una istanza con cui Ignazio Princic chiede che “a sua sorella Maria Princic internata a Picinisco venga concessa una licenza di un mese per motivo di urgente necessità per i lavori agricoli” della famiglia (AC02027).


 
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